giovedì 4 aprile 2013

“Conosciamo lo spazio giocando a minibasket” - seconda parte


Rappresentazione dei rapporti spaziali


La rappresentazione di “un qualcosa” si forma con la creazione di strutture mentali permanenti nel S.N.C. Nel corso dell’ontogenesi, la percezione e la rappresentazione dello spazio, avvengono gradualmente, perché alla nascita il bambino non ha sviluppato completamente il S.N.C. e pertanto tutti i possibili collegamenti si possono instaurare e si può nei primi anni di vita, giungere all’esatta rappresentazione di sé nello spazio.
La rappresentazione mentale di un movimento consente successivamente al bambino il passaggio dal simbolo del gesto al gesto propriamente detto.
La percezione (molto importante nella rappresentazione spaziale) è legata alla posizione dell’individuo immerso nello spazio (concetti di davanti, dietro, a destra, a sinistra, sopra, sotto).
La maturazione della capacità di rappresentazione dei rapporti spaziali, conduce il bambino dai 5 agli 8 anni, a superare i limiti connessi alla percezione (passaggio dal pensiero pre-operatorio al pensiero operatorio concreto, che si instaura tra i 7 e gli 11 anni).

Spazio topologico

I primi rapporti spaziali padroneggiati dal bambino sono di natura topologica, cioè dipendono dai concetti di vicinanza, separazione, inclusione, ordine (o successione spaziale) e continuità.
Il rapporto più elementare è quello della vicinanza degli elementi percepiti nello stesso campo visivo.
Un altro rapporto spaziale importante è la separazione, cioè due oggetti vicini possono essere considerati differenti, solo se manipolati. Il rapporto d’ordine e di successione permette al bambino di stabilire che oggetti vicini e separati possono essere posti gli uni dopo gli altri.
Un altro rapporto spaziale è quello dell’inclusione, che permette al bambino di situare un oggetto in un altro (esempio la palla  in un cerchio o nel canestro).
I rapporti topologici iniziali riguardano l’oggetto in sé e i suoi elementi costitutivi; il movimento fonda, pertanto, le sue basi sulla percezione.
Di conseguenza, è estremamente importante l’attività senso-motoria che trasformerà progressivamente l’universo percettivo del bambino e lo farà evolvere verso acquisizioni sempre più complesse.
Un ambiente familiare, scolastico e sportivo rigido e ricco di limitazioni, può provocare nel bambino un ritardo nell’evoluzione dei rapporti spaziali, con conseguenti problemi di apprendimenti futuri.

Spazio euclideo


Lo sviluppo della consapevolezza e dell’organizzazione spaziale si evolve nell’uomo attraverso l’immagine mentale dettata dall’esperienza. Lo spazio euclideo è una coordinazione tra gli oggetti come tali, la cui forma più caratteristica è costituita dalla costruzione dei sistemi di coordinate, che non sono altro, nel loro punto di partenza, che una vasta rete estesa a tutti gli oggetti, in base a tre tipi di rapporti: sinistra-destra, sopra-sotto, davanti-dietro.
E’ grazie alla costruzione di questa rete, che i movimenti e le figure possono essere orientate nello spazio.

Spazio proiettivo


E’ la coordinazione degli oggetti, relativamente a punti di vista diversi. Questo sistema di riferimento non conserva ancora le distanze e le dimensioni come un sistema di coordinate, ma le posizioni relative agli elementi della figura o delle figure, le une rispetto alle altre.
Fino a 7-8 anni, il centro assoluto di riferimento per il bambino è il “proprio corpo” e parte da impressioni e sensazioni proprie.
Verso il 7-8 anni, appaiono più definite le nozioni di destra e di sinistra in altre persone, mentre l’imitazione perde il suo carattere speculare.
Il bambino può organizzare il “suo spazio proiettivo”, cioè può situare gli oggetti gli uni in rapporto agli altri, secondo sistemi coordinati, dipendenti da determinati punti di riferimento significativi.

Rapporti tra lo spazio proiettivo ed euclideo


I due spazi (proiettivo e euclideo) si elaborano indipendentemente l’uno dall’altro e partono dallo spazio topologico. I bambini quando giocano, affrontano continuamente questo problema (esempio quando fanno rotolare o lanciano una palla da un punto all’altro del campo e cercano di colpire un oggetto, oppure quando tirano a canestro o quando passano la palla a un compagno). La loro mira non è perfetta, perché non sanno percepire la distanza, non riescono ad essere precisi nel gesto, non sanno utilizzare bene la forza di rotolamento o di lancio per far arrivare la palla al punto prestabilito.

Prof. Maurizio Mondoni

Fonte: Dailybasket

Nessun commento:

Posta un commento