Il vincitore di un campionato giovanile Sardo da sempre affronta spareggi nazionali ed interregionali: ne eravamo consci tutti noi e ne erano consci gli atleti e le rispettive famiglie. È proprio questa possibilità di confronto formativo contro compagini oltre Tirreno che rappresenta il motore principale che spinge una società a cercare di lavorare al meglio nel proprio settore giovanile, per dare la possibilità ai propri ragazzi di crescere umanamente e di poter diventare i migliori giocatori che possano diventare. Questo è sacrosanto e ci batteremo sempre affinché possa accadere a tutela di tutti gli addetti ai lavori.
Non possiamo, però, non denunciare la svilente situazione che ci vediamo costretti a fronteggiare, senza che ci sia stato concesso alcun tipo di confronto diretto ne tantomeno diritto di replica. Scoprire a campionato praticamente ultimato che i passaggi propedeutici al raggiungimento delle finali nazionali sono una vera e propria carneficina organizzativa, logistica ed economica per chi deve rappresentare con orgoglio e onore la propria Regione, rappresenta una forma di discriminazione che supera qualsiasi forma di buonsenso.
La Sardegna, purtroppo non solo in questa occasione, per la FIP Nazionale è relegata all'ultimo posto della graduatoria in termini di fattore campo (campo neutro: perché no?!) in quanto il proprio girone è considerato "solo" regionale, a discapito delle altre regioni che hanno la possibilità di unirsi in gironi interregionali attigui.. e vorremo ben vedere. Detengono, quindi, il fattore campo tutte le compagini che hanno avuto la "fortuna" di poter prendere parte a gironi di questo tipo, e lo manterranno sino alla fine del proprio percorso di 3 partite, e senza che questo possa essere sovvertito sul campo qualora una "piccola" realà isolana(ta) abbia la meglio nel confronto diretto. Tutto ciò comporta uno sforzo organizzativo, logistico ed economico fuori da ogni lecita e congrua portata per atleti, famiglie, tecnici e dirigenti. Si tratta, inoltre, di una formula che prevede esclusivamente turni infrasettimanali, con tutte le conseguenze negative e altamente impattanti, per la vita di uno sportivo dilettante, che ne conseguono.
Non possiamo assolutamente ridurre ad una mera condizione di possibilità economica il sogno di un atleta giovanile di poter competere al massimo livello che si è, con sudore e sacrificio, guadagnato sul campo.
È altrettanto allarmante scoprire che, qualora una società non sia in grado di sostenerne il peso anche meramente organizzativo (mancanza di mezzi di trasporto per i tempi brevissimi di prenotazione, impossibilità degli atleti nel perdere svariati giorni di scuola, tecnici e dirigenti impegnati nelle loro personali attività lavorative, ecc.) le sanzioni a cui si andrebbe incontro pregiudicherebbero il sostentamento futuro della stessa. Un'imposizione di questo tipo vale un'inibizione dei propri rappresentanti fino a 3 anni? O lo svincolo d'ufficio di tutti gli atleti giovanili? O 12 volte la sanzione massima prevista? O peggio ancora: si può "spingere" chi fa sport giovanile quasi ad "augurarsi" di dover perdere? Fortunatamente i nostri splendidi ragazzi non la pensano così, e hanno risposto sul campo!
Questa non è un a semplice denuncia per mettere in risalto dei meri interessi personali o societari, ma bensì, è una denuncia che vuole tutelare il movimento cestistico sardo affinché le future vincitrici dei rispettivi campionati non si trovino mai più a dover affrontare una simile e desolante situazione.




