venerdì 30 giugno 2017

Il nostalgico abbandono di Renato Rossi, olbiese di adozione


Renato Rossi lascia dopo 30 anni. Il racconto della sua carriera a Olbia

Renato Rossi, dopo 30 anni di basket, ha appeso le scarpette al chiodo. Il 43enne pivot campano arrivò a Olbia nel ’98: “Appena scesi dalla nave dissi ad un amico che era con me che da qui non me ne sarei più andato“. Inebriante aria di Sardegna. A 13 anni il colpo di fulmine con il basket. “Avevo appena vinto il titolo italiano giovanile Uisp di calcio con la Casertana giocando da libero”.  Ma il richiamo della palla a spicchi è irresistibile. “Vinsi due titoli juniores con la Juve Caserta. Prima di iniziare il suo personalissimo giro d’Italia. “10 anni di professionismo e altri 7 di semiprofessionismo“.

Quando Rossi ha iniziato era un altro basket: “Si faceva un’ora e mezza di tecnica e mezz’ora di parte atletica e tattica. Adesso è il contrario“. Rossi individua un pericoloso tarlo. “Le piccole società puntano a vincere i campionati giovanili e non a far crescere i ragazzi”. Un metro e novantotto di passione. “La decisione di smettere è sacrosanta. Ma appena l’ho presa mi mancava già tutto: lo spogliatoio, l’attesa della partita, l’agonismo, le battaglie sotto canestro“. 7 anni con la maglia gialloblù della Santa Croce: “Giocare assieme a Georgi Glouchkov, primo giocatore europeo a militare in NBA, dopo averlo tifato da ragazzino dalla curva del Palasport di Caserta è stata la più grande soddisfazione della mia carriera“.

Poi 11 con i colori biancorossi dell‘Olimpia. “Sono due famiglie. Diverse ma entrambe splendide“. Un anno dopo l’approdo in città conosce Roberta Moro, all’epoca giocatrice di volley. “L’avevo detto subito che non me ne sarei più andato”. Hanno due bellissimi bambini. “Quando andranno all’ università mi piacerebbe allenare“. Ma con lo spirito originario. Quello con cui iniziò a fare basket nella sua Piedimonte Matese: “Per me è sempre stato un gioco. Anche quando lo facevo per mangiare”. Il suo dilettantismo puro degli ultimi anni, chioccia delle giovani leve dell’Olimpia, è un esempio indelebile della vera essenza dello sport. 

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