venerdì 15 novembre 2013

La TV non aiuta il BASKET

Vi proponiamo la lettura di questo articolo molto interessante di Alessandro Pediconi, pubblicato su sportXpress, intitolato : Basket in tv, abbiamo un problema. L'articolo accusa la TV di non essere per niente di aiuto al basket, sia a livello di promozione, sia tecnicamente. A seguire i pareri degli addetti ai lavori.

Buona lettura.

“Il problema principale è che non basta un passaggio televisivo sulla Rai e uno su gazzetta.it. L’esposizione è insufficiente come la produzione delle partite. La qualità delle immagini delle private è talmente scadente che facciamo fatica anche noi allenatori a preparare i video prepartita perché non si riconoscono i giocatori”. Quando un coach serio come Piero Bucchi arriva a usare certe parole per parlare della promozione del basket in Italia, è difficile non capire che il basket in tv sta vivendo una situazione molto complicata.

Presidenti e dirigenti delle squadre a settembre avevano sottolineato l’importanza di trasmettere in chiaro le partite di questa stagione, per dare massima visibilità a un prodotto che cerca in tutti i modi una strada per farsi conoscere e apprezzare dalla gente.

La questione è proprio questa: può il prodotto basket essere venduto quando la stessa visione delle partite, uno dei fattori più importanti, presenta così tanti problemi?

QUANTI PROBLEMI!

I test effettuati nelle prime cinque giornate di campionato hanno portato risultati tutt’altro che positivi. Ha problemi la Rai, li hanno le tv private che trasmettono le gare in trasferta delle squadre, li ha gazzetta.it nella sua brevissima esperienza, fatta al momento di due sole partite. Soprattutto li hanno gli appassionati di basket, costretti ad armarsi di santa pazienza per seguire il loro sport e la loro squadra preferiti. Una pazienza messa a dura prova da ogni sorta di problema.

Segnali ballerini, spesso condizionati dalla presenza del maltempo. Un buffering che non funziona, immagini ferme, grafiche che non appaiono. Telecronisti spesso costretti ad autentiche peripezie da studio (il fatto che non tutti seguano le partite dal vivo meriterebbe un approfondimento a parte), aspettando che tornino o che ripartano le immagini. Un numero non adeguato di replay. Il tutto senza neanche parlare della qualità stessa delle immagini che vengono trasmesse.

LE OPINIONI DEGLI ADDETTI AI LAVORI

Sportxpress ha parlato di questo con Alessandro Tiberti, vice caporedattore di RaiSport, e con Cettina Mammoliti, regista di SkySport, emittente che quest’anno si occupa della produzione e della trasmissione di tre gare di Eurolega a settimana, comprese quelle delle due squadre italiane.

La Legabaket fornisce il servizio delle immagini, il service è scelto dalla Lega – spiega Tiberti -. La Rai mette il regista, il cronista e la postazione satellite. Gli allenatori come Bucchi e molti di coloro che si lamentano a volte potrebbero non sapere di questa scaletta di lavoro. Chi vede le immagini sulla Rai può pensare che sia la Rai a non fornire un buon servizio. Non è così, ma capisco che in questo caso potrebbe esserci una mancanza di informazione”.

“Semplificando si può dire che la Rai mette a disposizione i suoi canali per fare una produzione altrui – prosegue il vice caporedattore di RaiSport -. Con la Lega abbiamo già intavolato un tavolo di discussione, parlando dei problemi che abbiamo rilevato nelle prime giornate. Le difficoltà maggiori riguardano i dati numerici e di grafica, che sono inferiori alla passata stagione. Inoltre lo scorso anno c’era la possibilità di fare più replay per analizzare le tattiche di gioco, mentre quest’anno se ne possono fare di meno perché c’è un macchinario in meno – si chiama EVS -, che serve a fare la riproposizione dei replay”.

“L’altro problema grosso che hanno rilevato anche tutte le altre emittenti che usufruiscono degli highlights è dato dal fatto che il cablaggio dei palasport e la trasmissione delle immagini dai palazzetti, che quest’anno arriva da un nuovo operatore (Fastweb, ndr). Se lo scorso anno avevamo immagini di altissima qualità sin dalla sera stessa delle partite, quest’anno purtroppo le immagini sono di inferiore qualità. So che la Lega sta lavorando per avere un macchinario in più per i replay, il miglioramento della grafica, almeno con un’implementazione degli stessi dati che avevamo lo scorso anno, quando tutti questi problemi non c’erano”.

“Sapevamo che era necessaria una fase di transizione ed è per questo che abbiamo atteso un pochino per rappresentare un po’ le nostre difficoltà, il nostro imbarazzo – conclude Tiberti -. Vediamo se ora la Legabasket riesce un po’ a venirci incontro. In ogni caso, a livello numerico i risultati continuano a essere soddisfacenti. Per le prime due gare siamo stati sull’ordine dei 90-100.000 spettatori. C’è stato un restringimento per la partita di Pesaro e per quella di domenica scorsa, anche perché a Sassari è andata via la luce. Comunque con la Lega c’è un rapporto assolutamente sereno, motivo per il quale abbiamo atteso un po’ prima di manifestare le problematiche che abbiamo incontrato. So che loro si sono messi a lavoro. In ogni caso è giusto che sia chiaro che non siamo noi che stiamo gestendo le riprese e la trasmissione delle immagini dai campi non collegati”.

“La trasmissione del basket, così come di tutti gli eventi sportivi, non può prescindere da alcuni fattori – spiega Cettina Mammoliti, una dei registi di SkySport -. Il budget per la produzione e trasmissione delle partite è importante, un conto è investire 30.000 su un evento, un altro è investirne 3.000. La qualità del prodotto, però, non dipende solo dai soldi. È un discorso di professionalità di chi ci lavora, di conoscenza di quello che si fa, della preparazione che c’è dietro a ciascun evento”.

“Quando Sky trasmetteva le partite del campionato di basket curavamo la produzione e la trasmissione esattamente come facevamo per le partite di calcio, nonostante il budget fosse decisamente differente – prosegue la Mammoliti -. E non parliamo comunque di cifre impossibili. I risultati in termini di spettatori spesso dipendevano dalle partite: quelle di cartello ovviamente ottenevano numeri maggiori rispetto a quelle che non lo erano. Anche se tutte hanno ottenuto da noi il massimo dell’attenzione e della preparazione”.

“C’è una catena fondamentale per la buona riuscita della trasmissione di un evento sportivo, qualunque esso sia – conclude la regista -. Dalla regia alla produzione, dalla telecronaca a chi cura il bordo campo, tutti devono sapere di che cosa si tratta, tutti devono essere pronti a intervenire. Il basket su Sky, ad esempio, può contare su una personalità importante come Cristina Larghi, gli importanti risultati raggiunti dipendono molto dal suo intervento e dalle sue capacità”.

Per conoscere il punto di vista dei rappresentati della Legabasket, Sportxpress ha provato a sentire anche il presidente, Valentino Renzi, che si è riservato di intervenire in un secondo momento. Ovviamente la nostra redazione sarà lieta di accogliere il suo intervento, così come quello di chiunque voglia far conoscere il proprio pensiero e dare il proprio contributo alla discussione.

UNA SITUAZIONE IN DIVENIRE

A oggi uno dei tre pacchetti televisivi ipotizzati dalla Legabasket – il silver – non ha trovato ancora qualcuno disposto ad acquisirlo. E al momento un evento importante come la Final Eight di Coppa Italia sarebbe visibile solo in streaming, non avendo trovato ancora posto in nessun palinsesto televisivo.

La Rai detiene i diritti sul pacchetto gold, quello che dà la possibilità di trasmettere il posticipo del campionato (di norma la domenica sera), ovvero quella che dovrebbe essere la partita clou della giornata. Da qualche giorno, il pacchetto bronze è stato aggiudicato a gazzetta.it, che trasmette una seconda partita della giornata di campionato in streaming.

Al momento è impossibile non dare ragione a coach Bucchi. Oggi il pubblico televisivo è abituato a vedere film ed eventi sportivi in HD (alcuni anche in 3D). In alcuni casi l’HD viene offerto anche per lo streaming sul computer. Quando si parla di basket italiano, invece, si rimanda necessariamente a immagini sgranate che sanno molto di tempi pioneristici. E anche lo sforzo di chi lavora dietro le quinte per confezionare il prodotto nel migliore dei modi (pensiamo agli highlights delle partite o alla Top10 del campionato) spesso si trova ad avere a che fare con immagini talmente scadenti da inficiare il prodotto finale, che neanche l’appassionato più convinto trova piacere a guardare. Almeno per ora.

di Alessandro Pediconi

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